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Il Gatto e la Volpe Gastronomia e rosticceria · Chiusi
Mano infarinata sopra il piano di lavoro, la farina sospesa nella luce

Home / La storia

Due imbroglioni
che hanno smesso di imbrogliare

Come una favola sui truffatori è diventata l'insegna di una bottega che ha fatto dell'onestà il proprio ingrediente principale.

01 Il nome

«Semina qui le tue monete e diventeranno un albero»

La frase è del Gatto e della Volpe, i due imbroglioni che nel Pinocchio di Collodi convincono un burattino a seppellire i suoi zecchini nel Campo dei Miracoli. È una promessa che non si avvera mai. Nella favola, chi si fida resta con le mani vuote.

Collodi quella storia la scrisse a un centinaio di chilometri da qui, e da allora in Toscana «il Gatto e la Volpe» è il modo educato per dire a qualcuno che lo stanno prendendo in giro. Chiamare così una bottega di alimentari, in molti l'hanno trovato curioso. Ma il punto era esattamente quello: prendere la promessa più falsa della letteratura italiana e mantenerla.

Perché il Campo dei Miracoli, da queste parti, ha un nome scritto sulle carte: Val di Chiana. Comincia dove finisce il paese, ed è una delle pianure più generose d'Italia. Non serve nessuna magia — serve qualcuno disposto a macinare bene il grano, impastarlo a mano e aspettare il tempo che ci vuole. Le monete non diventano alberi. Ma la farina, se la tratti con rispetto, diventa pane.

C'è poi una seconda coincidenza che ci diverte. La nostra insegna sta in Via Porsenna, che porta il nome del re etrusco di Chiusi: quello che, racconta la leggenda, si fece seppellire in un labirinto pieno d'oro sotto la città. Un altro tesoro nascosto, cercato per duemila anni e mai trovato. Noi, più modestamente, il nostro lo teniamo in vetrina.

È tutto qui il nostro mestiere, ed è tutto qui il nostro scherzo: siamo il Gatto e la Volpe, e per una volta stiamo dicendo la verità.

Chi ha fretta compra il pane. Chi ha fame lo aspetta. Detto di bottega

02 Le tappe

Venticinque anni, una sola saracinesca

Nessun salto in avanti, nessuna seconda sede. Solo un banco che ogni anno ha imparato a fare una cosa in più.

1998

Si alza la saracinesca

Un locale stretto, due frigoriferi e un forno di seconda mano. Si vendono pane, salumi e quello che avanza dalla cucina di casa. Il quartiere, per prudenza, aspetta e guarda.

2004

Si comincia a tirare la pasta

La prima vera scelta: smettere di comprarla e cominciare a farla. All'inizio solo pici, il giovedì, appiciati uno per uno sul tavolo di marmo. Finiscono entro le dieci del mattino. Il giovedì diventa ogni giorno.

2011

Il girarrosto sulla strada

Lo mettiamo dove lo si vede dal marciapiede, perché l'odore del pollo che gira è la migliore insegna mai inventata. Da quel momento la domenica cambia faccia: si esce di chiesa e si passa da noi.

2018

Le feste degli altri

Un battesimo, poi un matrimonio, poi un ufficio che chiede il pranzo per trenta. Nasce quasi per caso il catering: la bottega impara a uscire dalla bottega senza smettere di essere se stessa.

2024

Si insegna il trucco

Le prime masterclass, otto persone attorno al banco vero. Arrivano chiusini che vogliono imparare i pici della nonna e viaggiatori diretti a Montepulciano che cercano qualcosa da riportare a casa oltre a una bottiglia.

Oggi

Stesso banco, stessa ora

Le cinque del mattino non sono cambiate. È l'unica cosa che non abbiamo intenzione di migliorare.

03 Chi c'è dietro

Una bottega si riconosce dalle mani

Siamo in due a mandarla avanti, più chi ci dà una mano quando il banco si riempie. Nessuno qui fa una cosa sola.

Mani che lavorano l'impasto sul piano di lavoro

Al forno

Pane, schiacciata, arrosti

Chi accende il forno arriva che fuori è ancora buio e non parla con nessuno fino alle sette. Dice che il pane sente le voci. Nessuno ha mai avuto il coraggio di contraddirlo.

Le mani raccolgono la sfoglia che esce dalla sfogliatrice

Alla pasta

Pici, sfoglia, piatti pronti

I pici qui si imparano guardando, non leggendo: la bilancia per l'impasto non l'ha mai usata nessuno. Si capisce dal rumore quando è pronto — e chi lo sostiene ha ragione.

Un cuoco affetta le verdure sul tagliere in laboratorio

Al banco

Chi vi accoglie

Chi sta davanti alla vetrina ha il compito più difficile: capire in tre secondi se avete voglia di scegliere o se preferite che scegliamo noi.

04 Come lavoriamo

Quattro regole che non abbiamo mai scritto

01

Il grano prima di tutto

Farine della Val di Chiana, macinate da mulini che possiamo raggiungere in mezz'ora d'auto. Se non sappiamo il nome di chi coltiva, non lo compriamo.

02

Il tempo non si accorcia

Ventiquattro ore di lievitazione per il pane, il ragù che sobbolle mezza mattinata, il pollo che gira piano. Esistono modi più rapidi per arrivare allo stesso piatto. Non allo stesso sapore.

03

Si produce quello che si vende

Nessun banco stracolmo alle sette di sera. Se un piatto finisce a mezzogiorno, è finito: preferiamo dirvi di tornare domani piuttosto che vendervi qualcosa di ieri.

04

Il quartiere viene prima

Il nostro cliente più importante è la signora che viene ogni giorno da vent'anni, non il turista di passaggio. Ma se trattiamo bene la prima, il secondo se ne accorge da solo.

Il seguito

Il resto si racconta meglio a bocca piena

Le storie sono belle, ma il banco è più convincente. Venite a vedere cosa c'è oggi, oppure mettetevi il grembiule e imparate a farlo voi.